Super Regione Italia
Regione Sud Ovest
Settore Sicilia A
“SIAMO LETTERA DI CRISTO: TESTIMONI DEL SUO AMORE”
("La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri
cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. È noto infatti che voi
siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro,
ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole
di cuori umani.”.)
Dalla seconda lettera di S. Paolo ai Corinzi 3,2-3
1 PREMESSA
Carissime e carissimi équipiers del settore Sicilia A, prima di iniziare
la nostra conversazione, vogliamo ringraziarvi dell'opportunità che ci
avete concessa invitandoci a questa giornata. A noi, infatti, tale
invito ha fornito l'occasione per una riflessione sulle tematiche
dell'amore di Dio e dell'amore sponsale e sulla testimonianza e
sull’annuncio che noi sposi cristiani ed équipiers dobbiamo dare;
inoltre con tale riflessione ci siamo inseriti di buon grado nel
percorso di avvicinamento al raduno internazionale di Brasilia 2012,
riassunto nella frase "Osare il Vangelo", che noi qui decliniamo in
quell’essere "testimoni del suo amore", espressione scelta come filo
conduttore di questa giornata.
Dobbiamo altresì ringraziarvi perchè la preparazione di queste
riflessioni ci ha impegnato in una rilettura della Parola di Dio, in una
ricerca di fonti e documenti e in una verifica profonda e sincera della
nostra adesione al Movimento, con un lungo ed articolato "piacere di
sedersi".
Nella stesura della nostra relazione ci siamo ispirati a quella
affermazione di don Tonino Bello, il quale dichiarava che i cristiani
devono saper coniugare la Bibbia con il giornale e, quindi, noi abbiamo
cercato di interpretare la quotidianità alla luce della Parola di Dio.
Per questo prima di iniziare la relazione, vogliamo leggere alcuni
versetti della Bibbia che ritorneranno nella nostra esposizione :
"Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino"
(salmo 118)
"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Matteo 10,8)
"Rendete ragione della speranza che è in voi" (1° Pietro,3,15)
"Figlioli, non amiamo a parole, né con la lingua, ma con i fatti e
nella verità." (1° Gv. 3,18)
"Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura" (Mc.
16,15)
"È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi,
scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su
tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani..." (II Corinzi 3,3)
Comunque, come ripeteva S.Agostino ai suoi ascoltatori, "noi non vi
diremo cose nuove perchè le sappiate, ma vi diremo cose vecchie perchè
le facciate".
2 PRESENTAZIONE
Prima di iniziare la nostra relazione ci presentiamo brevemente,
pregando coloro che già ci conoscono di avere un po' di pazienza.
Siamo Riccardo e Aurora, sposati da 37 anni, con tre figli , due maschi,
Luca e Daniele, sposati, ed una ragazza, Adriana, fidanzata; a marzo si
è aggiunto anche un nipotino, Valerio.
Noi siamo pensionati da cinque anni , apparteniamo alle END dal 1984 e
in questo periodo abbiamo svolto, finora, vari servizi (collegamento,
settore, Dip, tre pilotaggi) e dall'Ottobre 2007 abbiamo l'incarico di
responsabili regionali della Regione Sud-Ovest che comprende, come ben
sapete, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.
Abbiamo risposto positivamente alle richieste di servizi presentateci,
perchè crediamo fermamente alla parola "Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date" (Mt. 10,8) , che verifichiamo continuamente nella
nostra vita perchè abbiamo ricevuto molto in confronto a ciò che abbiamo
saputo dare.
Ogni volta che siamo stati chiamati ad un servizio, abbiamo cercato la
risposta giusta nella Parola di Dio e ci siamo incamminati, malgrado la
nostra inadeguatezza, confortati da quel passo della lettera agli Ebrei
in cui S. Paolo afferma "Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì
partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità e partì senza
sapere dove andava" (Eb.11,8). Infatti, siamo certi che ogni chiamata è
sempre un invito del Signore a percorrere nuove strade e sicuramente
anche la relazione odierna è una chiamata a testimoniare davanti a voi
il nostro amore coniugale di coppia cristiana e ad essere missionari di
questo amore.
Siamo convinti, inoltre, che tutte le chiamate del Signore sono un
invito a vivere, "qui ed ora" , i suoi insegnamenti, nella situazione in
cui ci troviamo, con le persone con cui ci rapportiamo, con i doni che
Egli ci ha elargito e anche con i difetti che ci contraddistinguono ; si
tratta quindi di capire "come vivere la nostra vocazione" nelle
situazioni umane che il Signore ci prospetta.
Infine, per concludere questa breve presentazione, vogliamo condividere
con voi un’antica preghiera riportata nella recente pubblicazione della
CEI "Lettera ai cercatori di Dio" (2009): "Cristo non ha mani, ha
soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha
piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini a sé. Cristo
non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra per parlare agli uomini
oggi. Noi siamo l’unica Bibbia che tutti i popoli leggano ancora. Noi
siamo l’ultimo appello di Dio scritto in parole ed opere".
3 INTRODUZIONE ALLE RIFLESSIONI
Consapevoli di quanto espresso nella preghiera, proseguiamo nel nostro
discorso e, come dicevamo poc’anzi, quando Antonietta e Antonio ci hanno
chiesto di svolgere una relazione su "Siamo Lettera Di Cristo: Testimoni
Del Suo Amore", ci siamo interrogati su tale titolo e abbiamo compulsato
qualche testo per chiarirci le idee. Ci è sembrata particolarmente
suggestiva la spiegazione del card. Ravasi, che vede nel passo paolino
riportato nell’intestazione la proclamazione della fine di un’alleanza
fondata sulla lettera e sulla legge e l’inizio di una nuova alleanza
scritta "non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri
cuori". Alla norma antica che si imponeva sull’uomo come una cappa di
piombo fatta di obblighi e prescrizioni, si oppone ora, secondo s.
Paolo, "lo Spirito del Dio vivente infuso nei cuori". A tal proposito
risuonano in noi anche le parole del profeta Ezechiele "Vi darò un cuore
nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore
di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez. 36,26)
Ci sembra, quindi, che per l’incontro odierno l’espressione "Siamo
Lettera Di Cristo: Testimoni Del Suo Amore" significhi per noi, coppie
cristiane ed équipiers, essere testimoni della nuova alleanza e in
particolare della buona novella del matrimonio sacramentale.
Svilupperemo prima, perciò, qualche riflessione sul sacramento del
matrimonio e sul ministero coniugale per poi parlare della testimonianza
fornita dall’ annuncio e dalla diffusione.
Noi non siamo teologi e quindi svolgeremo con semplicità queste
riflessioni, cercando però di non essere semplicistici e di riferire
inoltre qualcosa della nostra esperienza; anche tale riflessione è stata
aiutata dalla lettura della Parola di Dio, che è "Lampada per i nostri
passi, luce sul nostro cammino" (salmo 118) e dall’approfondimento dei
documenti del magistero.
4 TEOLOGIA DEL MATRIMONIO
4.1 Da P. Caffarel alla “Familiaris Consortio”
Getteremo adesso un veloce sguardo su alcuni passaggi per noi
fondamentali nell’elaborazione della teologia del matrimonio, che è
stata sviluppata prevalentemente a partire dal Concilio Ecumenico
Vaticano II, in cui il nostro fondatore, p. Caffarel, ebbe un ruolo
significativo nelle riflessioni propedeutiche alle elaborazioni dei
testi conciliari.
Infatti, quando nel lontano 1939 l’abbè Caffarel e le coppie si
riunirono per la prima volta a Parigi, diedero origine ad un cammino
profetico con un grande progetto di vita, che consisteva nell'essere
coppie cristiane pienamente umane alla ricerca della santità in un mondo
che già allora perdeva a poco a poco i suoi riferimenti tradizionali.
Le END si presentavano con la novità di un metodo basato su punti di
impegno , che doveva allora e deve tuttora condurre la coppia a
riscoprire la vocazione alla santità nella propria dimensione coniugale
per effetto del sacramento del matrimonio.
Al centro della meditazione degli sposi e di p. Caffarel era perciò il
sacramento del matrimonio, per cui il nostro fondatore, riflettendo
sull’affermazione di san Paolo “questo mistero è grande: lo dico in
riferimento a Cristo ed alla Chiesa!» (Ef 5,32), intuì che l'amore,
all'interno della coppia, forma l'immagine dell'amore divino, essenza
stessa, secondo la Rivelazione cristiana, delle relazioni tra le Persone
della Santissima Trinità.
Con la frase sopra citata, infatti, l'Apostolo significa che l’amore
dell'uomo e della donna, vissuto nella forza della vita battesimale,
diventa sacramento dell'amore del Cristo e della Chiesa, testimonianza
resa al mistero di fedeltà e di unità.
Ritornando al Concilio Ecumenico Vaticano II, citeremo brevemente la
costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo "Gaudium et
Spes" (1964) che nei paragrafi 47-52 si occupa della dignità del
matrimonio e della famiglia e della sua valorizzazione, e stabilisce
subito che "il bene della persona e della società umana e cristiana è
strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale
e familiare"; al matrimonio inoltre vengono riconosciute due finalità
essenziali, la prima è il bene e l’amore dei coniugi, da cui scaturisce
la seconda, il dono della fecondità e della prole.
Vogliamo sottolineare, quindi, come nel testo conciliare vengano messi
in risalto il bene e l’amore dei coniugi e questi siano la fonte
primigenia del dono della fecondità e della prole; tale assunto provocò
un ribaltamento della prospettiva con cui fino a quel momento era stato
considerato il matrimonio (ricordiamoci della frase: "matrimonium
remedium concupiscentiae" ). Nello stesso testo conciliare si afferma
poi che "Cristo viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il
sacramento del matrimonio …. e l'autentico amore coniugale è assunto
nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del
Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi in
maniera efficace siano condotti a Dio…. i coniugi cristiani sono
fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e
la dignità del loro stato ed essi tendono a raggiungere sempre più la
propria perfezione e la mutua santificazione ed assieme rendono gloria a
Dio".
Come potete notare, quindi, il Concilio recepì l’intuizione di p.
Caffarel sulla vocazione alla santità specifica dei coniugi cristiani e
diede notevole importanza al sacramento del matrimonio, sino ad allora
poco considerato.
Per limiti di tempo citiamo soltanto gli sviluppi successivi sul tema,
quali la lettera enciclica "Humanae vitae" (1968) e il discorso di Paolo
VI alle END riunite a Roma nel 1970, ed arriviamo invece a Giovanni
Paolo II con l’enciclica "Familiaris consortio" (1982).
Giovanni Paolo II, ritornando all’affermazione di S. Paolo e proseguendo
sulla linea della "Gaudium et spes" e del suo predecessore Paolo VI,
affermò che "…. nel sacrificio che Gesù Cristo fa di se stesso sulla
Croce per la Chiesa, sua Sposa, si svela interamente quel disegno che
Dio ha impresso nell'umanità dell'uomo e della donna, fin dalla loro
creazione; il matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale
della nuova ed eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo. Lo
Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la
donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. L'amore coniugale
raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, cioè la carità
coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi
partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si
dona sulla Croce."
Inoltre, Giovanni Paolo II dichiarò che "…il matrimonio è un simbolo
reale dell'evento della salvezza, ma a modo proprio…. gli sposi vi
partecipano in quanto sposi, in due, come coppia, a tal punto che
l'effetto primo ed immediato del matrimonio (res et sacramentum) non è
la grazia soprannaturale stessa, ma il legame coniugale cristiano, una
comunione a due tipicamente cristiana perché rappresenta il mistero
dell'Incarnazione del Cristo e il suo mistero di Alleanza.".
Ci preme sottolineare che il matrimonio fu inquadrato dal pontefice
negli eventi di salvezza, con la specifica peculiarità di essere vissuto
in una comunione di coppia, e che fu dato un significato nuovo alle
caratteristiche normali di ogni amore coniugale naturale, elevate al
punto di farne l'espressione di valori propriamente cristiani.
4.2 Contributi recenti
Fra i numerosi teologi che si sono occupati del sacramento del
matrimonio negli ultimi anni, abbiamo scelto i contributi di mons.
Russotto, vescovo di Caltanissetta, e di Rosanna Virgili, teologa e
docente dell’università Lateranense, che abbiamo potuto ascoltare in
vari incontri END.
Mons. Russotto, in un convegno diocesano sulla famiglia nel 2004,
dichiarava che "il matrimonio illumina il mistero dell'amore sponsale di
Cristo per la Chiesa e a sua volta trae luce da questo mistero, perchè
il patto d'amore che unisce l'uomo e la donna aiuta a comprendere meglio
l'amore che unisce il Cristo con la Chiesa...." e poi di seguito
continuava affermando che "un uomo e una donna sono in grado di amarsi
perchè Dio li ha generati con questa capacità ; nel momento in cui
questo amore trova espressione nel dono totale ( senza condizioni e
senza riserve) e gratuito (senza aspettarsi il contraccambio) di sé
all'altro/altra diventa sacramento, espressione stessa dell'amore di Dio
per quella creatura; bisogna però riuscire a sentirsi amati per poter
essere amanti." . Nelle parole del vescovo ci piace sottolineare che la
realtà umana del matrimonio, rinnovata dal sacramento, diventa segno
della realtà soprannaturale del rapporto sponsale tra Cristo e la Chiesa
e che l’amore trova la sua compiutezza nel dono totale e gratuito.
Anche la teologa Virgili si è occupata del sacramento del matrimonio e,
in riferimento al testo della Lettera agli Efesini già citato, ha
ribadito che esso può interessare tutte le coppie di sposi ed ogni
battezzato, perché viene predicata la verità fondamentale della fede
cristiana che è quella di contemplare un legame finalizzato alla
salvezza.
La Virgili ha spiegato inoltre che l’amore dei mariti per le mogli, e
viceversa, trova la sua grandezza in riferimento al Cristo e alla
Chiesa, come affermato nel passo della lettera agli Efesini : "Come
Cristo si prende cura della sua carne, la Chiesa, e la nutre, così i
mariti amino le proprie mogli e le mogli i propri mariti (Ef. 5, 29)."
Ella ha pure sottilmente osservato che il verbo greco "amare" (agapào)
usato da S. Paolo in luogo di altri denota la gratuità di un amore che
non risponde ad una logica di possesso, ma implica, invece, un libero
dono di sé ; infatti, nell’ amore non devono mancare la libertà e la
gratuità, altrimenti viene meno la sacramentalità del matrimonio.
Infine anche negli ultimi testi del magistero è stata sottolineata
questa riflessione sul sacramento del matrimonio: in particolare, nella
recente "Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna
nella Chiesa e nel mondo" (2004) della Congregazione per la dottrina
della fede, si esplicita che "…gli sposi cristiani inseriti nel mistero
pasquale e resi segni viventi dell'amore del Cristo e della Chiesa sono
rinnovati nel loro cuore e per essi la bontà dell'amore di Dio si rivela
con accenti e possibilità nuove." .
Ci sembra importante ribadire, sempre seguendo le indicazioni di questa
Lettera, che la parola di Gesù è in effetti l'annuncio della «buona
notizia» per cui "nella forza della risurrezione è possibile la vittoria
della fedeltà sulle debolezze, sulle ferite subite e sui peccati della
coppia. Nella grazia del Cristo che rinnova il loro cuore, l'uomo e la
donna diventano capaci di liberarsi dal peccato e di conoscere la gioia
del dono reciproco." .
4.3 Ministerialità degli sposi
Dopo aver illustrato il sacramento del matrimonio, parliamo di
ministerialità. Poichè la ministerialità della Chiesa deriva "dal suo
essere in Cristo come un sacramento o un segno e uno strumento
dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano", come
leggiamo nella costituzione dogmatica "Lumen Gentium" del Concilio
Vaticano II, ogni sacramento è fonte e fondamento di ministeri.
In questa ottica si comprende perché dalla sacramentalità del matrimonio
discenda la ministerialità tipica degli sposi cristiani che si attua
secondo le seguenti linee:
Il matrimonio in quanto sacramento è segno e partecipazione reale al
rapporto sponsale Cristo-Chiesa;
Il matrimonio sacramento è una vocazione e in quanto tale è ordinato
ad una missione;
La coppia e la famiglia cristiana costituiscono una "piccola chiesa
domestica" inserita nella missione della grande Chiesa;
Il ministero coniugale ha una spiritualità e uno stile di comunione.
Parafrasando la "Familiaris
Consortio" (n.17), possiamo affermare che la missione specifica della
coppia e della famiglia è di custodire, rivelare e comunicare l’amore e
i coniugi, in quanto battezzati e sposi nel Signore, sono chiamati ad
essere soggetto creativo nella missione evangelizzatrice della Chiesa.
Ci soccorre in questo l’invito dell’apostolo Pietro che nella sua prima
lettera affermò "Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio
degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.
Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo
compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato
Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la
potenza nei secoli dei secoli. Amen!"(1Pt. 4,10-11).
Da ciò si desume che gli ambiti del ministero coniugale sono innanzi
tutto all’interno della coppia, poi nella famiglia nucleare, quindi
nella famiglia allargata, nella comunità ecclesiale, nel lavoro, nella
società civile; come coppia, invero, siamo chiamati a concorrere alla
realizzazione dell’unica missione di Cristo per il bene dell’umanità e
per la gloria di Dio, e quindi a contribuire al “ben-essere” di ogni
persona con cui entriamo in relazione, nelle situazioni che siamo
chiamati a vivere.
5 MISSIONARIETÀ DEL MATRIMONIO
Tutta questa sapienza dottrinale e teologica ha rafforzato in noi la
convinzione, maturata nella nostra vita quotidiana con l’esperienza, la
riflessione e la preghiera, che il matrimonio è una missione con un
progetto di vita , che parte da lontano per un'intuizione del Signore e
che deve essere portato avanti giorno per giorno con impegno e
responsabilità di entrambi i coniugi, per consentire loro di raggiungere
la santità con l'aiuto reciproco : Riccardo diventerà santo con l'aiuto
di Aurora e non nonostante Aurora, e viceversa!
Al di là della facile battuta, ciò significa che gli sposi diventano
ministri reciproci della grazia del sacramento, quando si prendono a
carico e tenendosi per mano si aiutano ogni giorno reciprocamente a
camminare verso il raggiungimento della santità coniugale, perché il
matrimonio è una realtà che richiede una cura quotidiana per non cadere
nella routine, per evitare quelle "tentazioni sottili" quali il lavoro
al primo posto invece del coniuge, i figli in prima posizione, il
piacere prima del dono di sé nell'atto sessuale, l'io prima del tu, la
televisione o la partita prima del dialogo..... e qui ognuno di noi
potrebbe completare l’elenco, considerando poi che queste "tentazioni
sottili" diventano più evidenti con il passare del tempo.
Ancora il matrimonio è veramente testimonianza missionaria dell'amore di
Dio per gli uomini e deve essere portatore di fecondità in senso lato;
tale testimonianza deve essere attuata alla luce della speranza che
nasce dalla certezza della Resurrezione e che deve permeare l’esistenza
dei cristiani, a maggior ragione in un mondo che è lontano da qualsiasi
speranza, secondo quanto è scritto nella prima lettera di S. Pietro :
"Rendete ragione della speranza che è in voi".
Infatti nel cristianesimo la speranza è una dimensione irrinunciabile,
fondata nell’incontro stesso con il Signore Gesù: è Lui risorto da morte
ad illuminare il presente e ad aprire il nostro sguardo verso un futuro
affidabile e bello, perché, come afferma papa Benedetto XVI
nell’enciclica "Spe salvi", noi cristiani dobbiamo essere consapevoli di
aver ricevuto in dono "una speranza affidabile di un futuro certo, che
rende vivibile anche il presente".
Riprendendo il discorso sulla nostra esperienza cristiana e di équipiers,
quando fummo responsabili di équipe cominciammo a capire la profondità e
la verità del versetto evangelico "Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date" (Matteo 10,8), perchè iniziò in noi la riflessione
sulla quantità e qualità dei doni ricevuti e sulla necessità di
restituzione agli altri, che erano non solo gli amici équipiers ma anche
la famiglia allargata, la comunità parrocchiale e la realtà sociale e
lavorativa.
In questo modo nella vita di coppia può iniziare una dimensione
missionaria secondo la parola di S. Giovanni "Figlioli, non amiamo a
parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità." (1Gv 3,18)
5.1 La missione come annuncio
La missione è un incarico legato
alla nascita come cristiani, perchè il cristiano non può esistere senza
missione ; infatti, come afferma il teologo von Balthasar, "Il cristiano
deve essere missionario. Essere cristiano è essere apostolo!
L’apostolato è l’essenza della Chiesa.". Ognuno, invero, può scegliere
il suo campo di missione ma nessun cristiano può trascurare questi
aspetti essenziali della fede che sono la vocazione, la missione,
l’annuncio e la testimonianza.
Ogni cristiano infatti ha ricevuto una chiamata ed è stato inviato ad
annunciare l’evangelo, cioè la buona notizia dell’Amore che ha vinto la
morte in virtù della morte e resurrezione di Cristo, "affinché per
l'annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo
speri, sperando ami" (S.Agostino).
Ognuno di noi, rileggendo la propria vita, può riconoscere la situazione
o le circostanze nelle quali si è manifestata la chiamata del Signore
oppure può individuare le persone che ne sono state tramite.
La consapevolezza di essere chiamati alla testimonianza e all’annuncio
non è sempre una certezza consolante. Spesso ci sentiamo inadeguati,
privi delle capacità e dei mezzi necessari. Con la scusa di "parlare con
i fatti" rischiamo allora di dare una testimonianza confusa, più di
compromesso con la mentalità corrente che di chiare scelte evangeliche.
Invece, essere inseriti in un cammino condiviso con altre coppie
cristiane e dei consiglieri spirituali è già un grande aiuto per
sostenerci reciprocamente nel compito dell’annuncio. Ma, prima di
provvederci di sostegni umani, è necessario ritrovare la certezza che
non siamo soli nello svolgere il compito affidatoci: il Signore stesso
cammina e agisce con noi. «Andate dunque e fate discepoli tutti i
popoli… Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»
(Matteo 28,19-20).
Naturalmente nella visione cristiana qualsiasi aspetto della missione
deve misurarsi con la missione di Gesù che è fondamento di ogni altra,
perchè Gesù è Colui che chiama a sè, che va per primo e che manda.
L’incarico peraltro è certamente dato ai singoli, in prima istanza, ma
poi è ribadito il collegamento con gli altri : la chiamata e quindi la
missione è sempre comunitaria e nel nostro specifico di coppia.
Ricorrendo nuovamente alla Parola di Dio, ritroviamo alcune chiamate
esemplari per una riflessione di fede e che citiamo velocemente : Isaia
cap.6, cap. 40, Geremia cap. 1, Giovanni cap. 3 (chiamata del Battista)
, Marco cap. 6 (la chiamata degli apostoli), e tutte le chiamate
effettuate da Gesù nel Nuovo Testamento ; è importante sottolineare che
in tutte le chiamate le reazioni provocate sono spesso simili alle
nostre, con le stesse incertezze e paure che manifestiamo quando siamo
invitati ad annunciare la buona novella della salvezza e del Dio che ama
gli uomini.
5.2 La specificità dell’annuncio END
All’interno dell’annuncio come
cristiani c’è per noi équipiers quell’annuncio particolare che è il
carisma originario del nostro Movimento : è la consapevolezza che, come
ogni altra realtà della vita, anche l’incontro dell’uomo e della donna è
stato inserito nel progetto di salvezza di Dio e che proprio all’interno
della coppia è possibile riprodurre, sia pure in maniera imperfetta,
l’immagine dell’amore oblativo di Dio nei riguardi degli uomini.
Tale amore non può essere limitato all’aspetto del sentimento o
dell’attrazione e invece richiede volontà di amare e desiderio di
conseguire il bene e la salvezza dell’altro.
Il matrimonio diventa allora il luogo nel quale gli uomini fanno la loro
prima e fondamentale esperienza del sapersi donare l’uno all’altro e del
donarsi poi a tutti gli altri.
Così ogni avvenimento quotidiano della nostra vita , gioie e dolori,
miserie e altruismi, egoismi e sacrifici, peccati e pentimenti, attesta
la presenza del Signore nel nostro matrimonio e ci consente di vivere la
proposta del Movimento come una realtà viva sempre adeguata alla nostra
realtà.
5.3 Le modalità dell’annuncio END
La prima osservazione, apparentemente scontata ma in realtà
fondamentale, è che l’annuncio richiede la testimonianza della carità e
questa contiene in germe già l’evangelizzazione.
Testimoniare la carità significa fornire, al prossimo che ha bisogno,
ciò di cui ha reale necessità, per cui a chi ha fame non dobbiamo dare
parole consolatorie, ma come prima cosa daremo del pane e, così, col
dono del pane diremo in maniera implicita che ci sentiamo e siamo
fratelli.
A due coniugi in crisi, per esempio, offriremo la nostra amicizia, un
ascolto paziente, comprensione e partecipazione all’angoscia che in quel
momento li opprime, e faremo sentire loro la realtà di una fratellanza
vissuta nella nostra capacità di offrire tempo e fatica ; solo in un
secondo tempo, se emergerà in loro l’interrogativo sul perchè del nostro
comportamento nei loro riguardi, allora parleremo di Dio Padre che ama
tutti gli uomini e che chiede a noi di amarli, affinchè il suo amore sia
reso presente nella loro attuale vita.
Ad una giovane coppia, invece, offriremo la nostra testimonianza,
gioiosa e convinta, della realtà di un amore coniugale, benedetto e
rinnovato ogni giorno dal sacramento del matrimonio, e che dura nel
tempo.
La seconda osservazione sulle modalità dell’annuncio è che questo
avviene con eventi e parole intimamente connessi tra di loro e, quindi,
noi diventiamo credibili solo se seguiamo una linea di coerenza tra
parole che pronunciamo ed eventi che viviamo. Infatti, la comunicazione
dell’annuncio si esprime come un’autorivelazione, come un parlare agli
altri come ad amici e nasce dal silenzio profondo e dall’ascolto intenso
dell’altro; inoltre, ha bisogno di tempo e momenti adeguati, senza
fretta, con gradualità.
Tali affermazioni sono concatenate, per noi équipiers, alla necessità di
vivere il metodo offerto dalle END con fedeltà e convinzione, cosicchè i
punti d’impegno, che ne costituiscono l’ossatura, devono tradursi in
pensieri, azioni, comportamenti coerenti e riconoscibili.
La terza osservazione sulle modalità dell’annuncio è che, se il
fondamento di ogni annuncio cristiano è Gesù, bisogna impegnarsi a dire
e ad agire come Lui ha detto e fatto, ricordandosi che Cristo
costantemente ha richiamato i suoi discepoli alla preghiera e al
digiuno, come sostegno alla specifica missione.
Tale insegnamento vale anche per noi équipiers che dobbiamo avere uno
stile di vita sobrio ed essenziale (per quanto possibile) e un continuo
colloquio con Dio nella preghiera, personale e coniugale, e nell’Eucarestia.
5.4 La diffusione
Per prima cosa ribadiamo che siamo “diffusori” tutti e sempre, perché ci
dobbiamo sentire impegnati in prima persona a "spandere come un profumo
la diffusione", ovverossia siamo tutti chiamati a diffondere il profumo
della conoscenza delle END, secondo una felice espressione di d.
Leonardo Scandellari nella sessione CRS, che ha così parafrasato un noto
detto paolino (Ef. 5,2 e Fil. 4,18).
Che cos’è la diffusione? La “diffusione” è l’attività che porta a
conoscere il Movimento, il suo carisma, la sua missione di aiuto nel
cammino spirituale delle coppie. Si svolge sia all’interno del Movimento
per sensibilizzare gli équipiers a non essere gelosi custodi della
propria esperienza, ma a metterla a disposizione delle altre coppie ,
sia all’esterno non per aumentare statisticamente i numeri del
Movimento, ma per far conoscere una modalità, valida e diffusa in tutto
il mondo, di vivere la spiritualità del matrimonio.
Come fare diffusione ? Con quale atteggiamento ? I nostri amici Giulio e
Rosetta Palanga, équipiers romani, in una recente relazione, ci hanno
suggerito una serie di spunti interessanti:
Collegialmente : da soli non si va da nessuna parte mentre insieme si
può dare il massimo;
Con compassione: significa vivere l’altro, cercare di portarne i pesi;
Con passione: significa appassionarsi alla vita delle coppie che si
incontrano e mettere la passione nell’annuncio;
Dando il meglio: "spendersi" senza risparmio;
Gioiosamente;
Gratuitamente;
Ottimisticamente;
Umilmente;
Pregando con perseveranza.
Siamo consapevoli che queste modalità possono sembrare utopistiche o
scritte nel libro dei sogni, ma dobbiamo leggerle e praticarle con gli
occhiali della fede e della speranza di cui abbiamo parlato prima.
Sappiamo bene di essere inseriti in un mondo individualistico,
addirittura egoista che ha preso una direzione che l'allontana
velocemente dall'ideale cristiano della civiltà dell'amore.
Paradossalmente, il nostro mondo non è lontano dalla situazione vissuta
dalle prime comunità cristiane, caratterizzata dalla predominanza di una
cultura senza Dio, e ci poniamo perciò la domanda fondamentale: "Come
annunciare oggi il Vangelo, affinché possa essere compreso e liberamente
accettato da tutti?..."
Sappiamo anche che il Vangelo non è un insieme di verità astratte, non è
solamente una dottrina, ma è un'esperienza di vita. Evangelizzare è
innanzi tutto aprire degli spazi affinché la persona scopra l'unione con
Cristo.
A questo proposito, leggendo gli Atti degli Apostoli, constatiamo che
Paolo, espulso dalle sinagoghe, fu obbligato ad inserirsi in un altro
spazio, prima nelle famiglie dei credenti di origine ebraica, poi nelle
famiglie pagane, trasformando le loro case in un luogo dedicato
all'annuncio del Vangelo. Tuttavia, l’azione principale di Paolo non fu
la predicazione, ma l'annuncio da lui rappresentato nella sua persona
permeata di Cristo, che impregnava a sua volta la comunità familiare,
trasformando i valori naturali ed umani presenti nei pagani in valori
cristiani.
La nostra strategia non può dunque essere diversa da quella utilizzata
dai primi cristiani: inserirci nelle coppie e nelle famiglie per
impregnare la cultura, dalla sua stessa base, attraverso i valori
evangelici.
Ora, la diffusione del Vangelo non può essere massiccia, né discorsiva,
deve essere "vivente", trasformandoci in testimoni della persona di
Cristo, in sue "lettere incarnate". È per questo che abbiamo bisogno di
ricercare la vita comunitaria, perché è solamente attraverso essa che è
possibile "inculturare" il Vangelo nei differenti campi della vita
umana, per trasformare le coscienze, le culture, i costumi, dall'interno
con la forza e la luce del Vangelo. Essere cristiani è vivere i valori
del Vangelo all’interno della cultura nella quale viviamo.
Infatti, a parere di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, la
comunità cristiana è chiamata a vivere una differenza nella qualità
delle relazioni, divenendo quella comunità alternativa che, in una
società connotata da relazioni fragili, "liquide" (come afferma il
sociologo Bauman), conflittuali e di tipo consumistico, esprime la
possibilità di relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla
mutua accettazione e dal perdono reciproco, sempre plasmate dalla forza
del Vangelo. La concezione evangelica della comunità come corpo si
traduce anche in una diversa azione politica, perché , se da un lato la
politica necessita oggi di uno spessore culturale, essa necessita anche
di uno spessore morale ed etico. Qui si attua il compito profetico della
comunità cristiana, il quale consiste in un lavoro, non immediatamente
evidente, di profondità e di lungo periodo, che getti le basi per una
convivenza possibile e praticabile, nel rispetto dell’altro, del suo
pensiero, della sua diversità , e che dia senso alla vita, con una nuova
speranza nel futuro.
Tornando all’ambito END, possiamo notare quindi la validità degli
orientamenti scaturiti dal raduno Internazionale di Lourdes 2006 che
invitavano le Equipes Notre Dame ad essere accoglienti per le coppie
d’oggi con tre enunciati: "gli équipiers devono essere in primo luogo
testimoni nel nostro tempo di una felicità ancorata al Vangelo",
"testimoni del vangelo del matrimonio annunciato a tutti e a tutto", e
"testimoni impegnati a diffondere la spiritualità coniugale e a
presentare il sacramento del matrimonio alle giovani generazioni.".
Ci sembra che da ciò emerga chiaramente la connessione tra la
testimonianza ed il concetto di fecondità sponsale in senso lato a cui i
coniugi sono chiamati in virtù del loro matrimonio. Essa infatti non va
limitata al solo ambito genitoriale, ma si può e si deve allargare ai
vari aspetti della realtà in cui si opera e in cui si può dare
testimonianza dell'amore di Cristo.
Solo per produrre qualche esempio pratico, si possono citare
l'assistenza agli anziani in famiglia, l'affido o l'adozione di minori,
il volontariato in case-famiglia, i corsi pre-matrimoniali o
post-matrimoniali, l'accompagnamento di coppie in difficoltà, la
presenza in strutture ecclesiali come la consulta diocesana per i laici
o nell'ufficio per la pastorale familiare e così via.
5.5 Servizio come testimonianza
Da tale idea di fecondità sponsale discende anche il discorso sul
servizio, che non è soltanto assunzione di responsabilità o di ruoli ma
è disponibilità verso gli altri, volontà di presa a carico, desiderio di
portare i pesi gli uni degli altri come ci ricorda anche la Carta End,
in ultima analisi testimonianza evangelica.
Per ritornare alla nostra esperienza personale, noi ci siamo resi
gradualmente conto che, in un periodo storico in cui tutto viene pesato
e valutato in termini economici, solo la gratuità del servizio prestato
senza richieste di ricompensa consente di avere un rapporto di amore e
amicizia con il nostro prossimo, facendo crescere la coppia
nell'attenzione e nell'accoglienza vicendevoli e degli altri ; inoltre,
la gratuità porta all'umiltà e alla concretezza , come dice S. Paolo
"non nutrite aspirazioni di grandezza ma volgetevi alle cose umili. Non
stimatevi saggi da voi stessi" (Rom. 12,16) e , nello stesso tempo, ci
rende sempre "pronti a dare risposta a chi domandi ragione della nostra
speranza" (1 Pt. 3,15) , come avevamo già affermato in precedenza.
Abbiamo poi capito che il primo ambito del servizio da prestare è
all’interno della coppia, proprio per non ricadere nelle "tentazioni
sottili" a cui abbiamo accennato in precedenza, perché ci siamo resi
conto che spesso è più facile servire gli altri all’esterno che
sforzarsi di incontrare il coniuge nella sua diversità da noi.
Ancora adesso, dopo 37 anni di matrimonio e 27 di équipe, ci stiamo
impegnando, insieme ai nostri coéquipiers di base, a migliorare il
nostro rapporto di coppia nella pazienza e nella tenerezza reciproca: è
un obiettivo comune che ci siamo posti come regola di vita e che
verifichiamo mensilmente nella riunione.
Attraverso questa verifica abbiamo inoltre compreso che pazienza non
vuol dire rassegnazione ma significa capacità di vivere la medesima
situazione dell’altro, di condividerla con lui/lei, come troviamo
scritto nella lettera ai Romani di S. Paolo: "Rallegratevi con quelli
che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto"; quindi,
in ultima analisi, la pazienza è propria di coloro che si fanno carico
gli uni degli altri, che si mettono nei panni dell’altro/altra, la
capiscono e l'aiutano.
Ci preme sottolineare che l'ideale del servizio comporta inoltre altre
conseguenze, non solo sul piano religioso e spirituale, ma anche sul
piano civile e politico : conformarsi a Cristo per un fedele laico vuol
dire santificarsi nel mondo, realizzare la propria dimensione cristiana
nelle realtà temporali, partecipando cioè agli affanni e alle speranze
del mondo e portando nella propria esistenza quel respiro che si vede
all'inizio della "Gaudium et spes".
Tradurre la fede nella pratica di ogni giorno significa, in parole
povere, essere buon lavoratore, buon studente, buon pensionato, buon
insegnante, buon impiegato, buon commerciante, essere buon genitore o
buon figlio, buon nonno e buona nonna...
5.6 La civiltà dell’amore
Ci sembra poi che entrare nella dimensione della missionarietà comporti
anche declinare il discorso dell’amore nell’attuale contesto culturale e
sociale, come gli ultimi papi hanno più volte ricordato.
Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, Paolo VI fu il primo a insistere
sulla necessità di una nuova “civiltà dell’amore", in cui la giustizia
fosse integrata e sublimata dalla carità: «se al di là delle norme
giuridiche manca un senso più profondo del rispetto e del servizio
altrui, anche l’uguaglianza davanti alla legge potrà servire di alibi a
evidenti discriminazioni, a sfruttamenti continuati, a disprezzi
effettivi» (Octogesima adveniens [1971], n. 23). Ciò — proseguiva Papa
Montini — è confermato dalle contraddizioni spesso drammatiche del mondo
moderno: «I rapporti di forza, infatti, non hanno mai garantito la
giustizia in modo durevole e vero […]. L’uso della forza provoca
l’intervento di forze contrarie, donde un clima di lotte che sfociano in
situazioni estreme di violenza e in abusi» (ivi, n. 43). Deve essere
prioritario perciò l’impegno per una civiltà dell’amore.
Giovanni Paolo II, sviluppando l’insegnamento di Paolo VI, affermò che
«una domanda interpella la nostra responsabilità: quale civiltà si
imporrà nel futuro del pianeta? Dipende infatti da noi se sarà la
civiltà dell’amore, come amava chiamarla Paolo VI, oppure la civiltà —
che più giustamente si dovrebbe chiamare "inciviltà" —
dell’individualismo, dell’utilitarismo, degli interessi contrapposti,
dei nazionalismi esasperati, degli egoismi eretti a sistema»; e poi
concluse che «la Chiesa sente il bisogno di invitare quanti hanno
veramente a cuore le sorti dell’uomo e della civiltà a mettere insieme
le proprie risorse e il proprio impegno, per la costruzione della
Civiltà dell’amore» (Angelus, 13 febbraio 1994).
E infine papa Benedetto XVI con l’enciclica "Deus caritas est" ha
ricordato alla Chiesa il dovere di continuare ad annunziare che Dio è
amore e che la pace si può fondare solo sulla giustizia e sulla carità.
A riflettere bene, noi occidentali siamo tutti figli della civiltà
dell’Illuminismo, per cui nei secoli si è sviluppata una forte coscienza
dei diritti sino ad arrivare alla dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo del 1948; negli ultimi tempi, però, abbiamo spesso messo da
parte il concetto dei doveri che ciascun uomo deve assumersi nei
confronti di sé stesso, degli altri e della società civile.
Da ciò discende che se ogni persona ha il diritto di essere libera, di
avere il necessario per vivere, ciò implica che ciascuno ha il dovere di
fare per l’altro quanto occorre per il suo bene. Certamente si tratta di
un atteggiamento da assumere reciprocamente, di una responsabilità
comune. Tuttavia, per quanto riguarda noi cristiani, dobbiamo
soprattutto preoccuparci di compiere il nostro dovere, cioè di servire
gli altri con amore, in modo gratuito, anche se non riceviamo dagli
altri il contraccambio. Anzi, quando tale disparità dovesse
manifestarsi, proprio allora è il momento di vivere il Vangelo alla
lettera, senza seguire la mentalità del mondo.
In altre parole, non si deve osservare soltanto la legge del «dare per
ricevere», l’antico detto latino del "do ut des", perché la nostra
identità di uomini e di cristiani — se tali vogliamo essere — si
caratterizza per un sovrappiù di amore, in forza del quale non si fa il
bene per ricevere il contraccambio, ma lo si fa gratuitamente, comunque
e sempre, senza paura di « perdere ». Il bene che si fa ritorna sempre
anche a chi lo compie: non è mai contro di noi. Anzi proprio quando gli
altri non ci ricambiano, sul piano spirituale guadagniamo di più, perché
diventiamo più conformi, più somiglianti a Cristo. Chi fa il bene ha già
il suo premio, perché si realizza secondo il progetto di Dio e piano
piano acquista la capacità di avere rapporti autentici e sereni con
tutti.
A questo punto ci sembra doveroso ritornare a papa Benedetto XVI e
citare l’ultima sua enciclica, la "Caritas in veritate", in cui il papa
tratta del bene comune, definito come "un bene legato al vivere sociale
delle persone, ovvero il bene di quella comunità sociale, formata da
individui, famiglie e gruppi", chiamata con un neologismo "noi-tutti".
Il bene comune, quindi, non è un bene ricercato per se stesso, ma per le
persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa
possono realmente ed efficacemente conseguire il loro bene. Volere il
bene comune ed adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e carità e
tradotto nel nostro ambito di équipiers significa non limitare lo
sguardo e la volontà di bene solo al proprio coniuge o alla nostra
équipe, ma rivolgere lo sguardo e l’impegno anche a tutti i contesti del
movimento allargato, dagli incontri di settore ai raduni nazionali e
mondiali.
6 – CONCLUSIONE
Per concludere, riprendiamo il tema di questa relazione "Siamo lettera
di Cristo: testimoni del suo amore" : esso significa, riprendendo quanto
detto nella vostra gita di settore ad Erice, che "noi col nostro essere,
con la nostra testimonianza, siamo la lettera di Cristo che passiamo di
mano in mano annunciando la gioia che abbiamo dentro". Significa ancora
camminare nella sequela di Cristo, avere il coraggio di inaugurare delle
relazioni nuove, di improntarle secondo una concezione che preveda la
durata e la fedeltà in contrapposizione alla temporaneità,
all’utilitarismo, all’edonismo e al disimpegno.
Tali relazioni nuove devono essere vissute nel nome di Dio, in amore e
carità nelle comunità cristiane, tra le quali ci sono certamente le
équipes. In queste comunità l’uomo può raggiungere la forma più alta di
libertà, quella di prendere in mano la propria vita e metterla al
servizio degli altri. Nella misura in cui riusciremo a vivere la carità
sullo stile di Gesù riveleremo da un lato il suo amore, e, dall’altro,
permetteremo ai nostri fratelli di rimettersi liberi in cammino.
Come coppie unite dal sacramento, quindi, siamo chiamate ad amare di più
e non isolatamente, ma aiutate dalla forza dell'amore di Cristo e
dall'aiuto dei fratelli della nostra équipe e di tutte le équipes del
mondo.
Il nostro modo di vivere, perciò, deve diventare sempre di più
testimonianza del sacramento che viviamo, quindi di amore, di perdono,
di tenerezza, di disponibilità e di credibilità della fede che
professiamo, non soltanto nei riguardi degli appartenenti alle varie
realtà ecclesiali, ma anche di coloro che vivono il dolore del loro
fallimento.
E, a questo punto, concludiamo veramente con le parole dell'apostolo
Giovanni nella sua prima lettera in cui afferma : "Carissimi, amiamoci
gli uni gli altri, perchè l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da
Dio e conosce Dio" (1Gv. 4,7) e con l’appassionato invito che Paolo VI
nel 1970 rivolse alle coppie END "Con la forza del Cristo, voi potete e
dovete realizzare grandi cose. Mediante la sua Parola ricevete la sua
Grazia nella preghiera e nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucarestia,
confortatevi a vicenda testimoniando con semplicità e discrezione la
vostra gioia. Un uomo e una donna che si amano, il sorriso di un bimbo,
la pace di una famiglia sono una predica senza parole, ma stupendamente
persuasiva, in cui ogni uomo può già presentire, come in trasparenza, il
riflesso di un altro amore e il suo richiamo infinito."
Vi ringraziamo della vostra pazienza.
Aurora e Riccardo Ravizza
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI
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spirito",Roma 2010
B.Sorge sj, Per una civiltà dell’amore, Roma 2009
R.Virgili, Le stanze dell’amore, Cittadella, Assisi 2008
INDICE
1 PREMESSA
....................................................................................................
2 PRESENTAZIONE
.........................................................................................
3 INTRODUZIONE ALLE RIFLESSIONI
.......................................................
4 TEOLOGIA DEL MATRIMONIO
.................................................................
4.1 Da P. Caffarel alla "Familiaris Consortio"
.......................................................
4.2 Contributi recenti
...........................................................................................
4.3 Ministerialità degli sposi
.................................................................................
5 MISSIONARIETÀ DEL MATRIMONIO
......................................................
5.1 La missione come annuncio
...........................................................................
5.2 La specificità dell’annuncio END
..................................................................
5.3 Le modalità dell’annuncio END
....................................................................
5.4 La diffusione
................................................................................................
5.5 Servizio come testimonianza
.........................................................................
5.6 La civiltà dell’amore
.....................................................................................
6 – CONCLUSIONE
.......................................................................................
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI
.................................................................
Preghiera per la riflessione
Gesù, aiutami a diffondere ovunque il tuo profumo, ovunque io passi.
Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita. Invadimi
completamente e fatti maestro di tutto il mio essere perché la mia vita
sia un’emanazione della tua. Illumina servendoti di me e prendi possesso
di me a tal punto che ogni persona che accosto possa sentire la tua
presenza in me. Guardandomi, non sia io a essere visto, ma tu in me.
Rimani in me. Allora risplenderò del tuo splendore Suggeriscimi la lode
che più ti è gradita, che illumini gli altri attorno a me: io non
predichi a parole ma con l’esempio, attraverso lo slancio delle mie
azioni, con lo sfolgorare visibile dell’amore che il mio cuore riceve da
te. Amen. (J. H. Newman)
Spunti di riflessione per un dovere di sedersi
1. Il ministero coniugale è un "dono" o un "peso"?
2. Quali sono le "vostre tentazioni sottili" ?
3. Vi è capitato di fare "diffusione" ? quali difficoltà avete trovato ?
avete provato imbarazzo o ritegno a parlare delle End ad altre coppie ?
4. Come considerate il servizio (non solo End) ? Obbligo da assolvere,
da evitare, testimonianza da dare….
5. Nella vostra quotidianità, che esperienza avete nei riguardi del
"bene comune" ?
Equipes Notre Dame - Settore Sicilia A