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Incontro presso "Le Balate" sul "Dovere di sedersi" del 5/2/2011

a cura di Antonietta e Antonio Gancitano e Rosalba e Vito Fiorentino

 

  • Per cominciare: Lucia e Nino Taormina rompono il ghiaccio (10 minuti)
  • La nostra riflessione solo uno strumento per confrontarci insieme: stimolo per mettere in comune le nostre esperienze e la nostra ricerca di Dio in coppia, nella consapevolezza che la vita di coppia trova nel Dovere di sedersi la sua strada per aprirsi al mondo

 

Prima  Parte: SIMULAZIONE DI UN atteggiamento di inizio di un DOVERE DI SEDERSI

 

LUI : Vito


 

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, gia la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.(sal 139, 1-6)


 

 

      LEI: Rosalba

  Chi ama è paziente e premuroso.

  Chi ama non è geloso, non si vanta, non si gonfia di orgoglio.

  Chi ama è rispettoso, non va in cerca del proprio interesse, non conosce la collera, dimentica i torti.  

  Chi ama rifiuta l’ingiustizia, la verità è la sua gioia.

  Chi ama, tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta, non perde mai la speranza.   I Cor 13, 4-7

 

1) Pausa di meditazione personale – (1 minuto)

 

Antonietta legge lentamente

·        Caliamoci ora nel più profondo di noi stessi,

·         Là dove siamo fatti a immagine del Dio Trinità, relazione di persone, comunione di amore;

·        Ci sentiamo parte di un Amore, di una Vita più grandi di noi?

·         Gustiamo questa nostra realtà profonda, accettando i nostri limiti, ma anche il desiderio di comunione tra noi e con gli altri, guidati dallo Spirito?.

 

2)  Dopo essere entrati in comunione con noi stessi, con la nostra verità profonda, entriamo in comunione con il coniuge:

 

·          Abbattiamo le barriere della chiusura, del risentimento e delle ripicche, evitiamo il rischio di fare una lista di accuse; poniamoci, invece, in atteggiamento di accoglienza, di perdono e di grande fiducia nel coniuge e in Dio; ricordiamo la regola di San Paolo:

“fare la verità nella carità”,

·          teniamo presente che non ogni momento è adatto per dichiarare certe verità scomode.

·          Siamo una coppia, di noi due si può dire con  Genesi:

Dio creò l’uomo a Sua immagine,     a immagine di Dio lo creò,     maschio e femmina li creò.

 

·          Partiamo da questa gioiosa consapevolezza che l’uomo-coppia, l’uomo, maschio e femmina, è l’interlocutore di Dio ed è anche Sua immagine nel mondo.

Antonio

3) Per un vero scambio in profondità tra noi è importante che sentiamo che il significato più autentico della nostra vita è “la relazione, l’essere per l’altro”.

 

 

Seconda  Parte: definizione del dovere di sedersi

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Rosalba (Non leggo ma racconto)

“C’era una volta in un paese lontano un vecchio che sognava di entrare nel palazzo del Re. Tutti i giorni per lunghe ore spiava dietro i cancelli del parco, guardando da lontano la facciata del palazzo.

Un giorno, i soldati di guardia, vinti dalla sua ostinazione, gli aprirono i cancelli e lo lasciarono entrare nella casa della guardia. E da quel giorno il vecchio veniva tutti i giorni a sedersi per delle ore in un angolo della sala di guardia, contemplando il via-vai dei soldati.

Il vecchio morì convinto di aver passato i suoi ultimi anni nel palazzo del Re, senza immaginare che dietro le pareti, a pochi passi dalla piccola panca su cui sedeva, c’erano delle sale meravigliose, piene di tesori incomparabili che l’avrebbero lasciato senza fiato”.

 

Molto spesso per quanto riguarda la conoscenza del nostro coniuge, noi sembriamo quel vecchio. Per comodità, timidezza, rispetto umano, paura, può darsi che rinunciamo a cercare il suo vero volto e che ci fissiamo sull’immagine che ci facciamo di lui, convinti di conoscere bene la sua vita interiore. In realtà, può darsi che siamo rimasti soltanto davanti all’ingresso del suo mistero, all’esterno, fermi davanti all’entrata, credendo di essere all’interno del palazzo. E ci priviamo della conoscenza di ciò che costituisce la parte più importante. …………

 

VITO

  Mi piace paragonare il “Dovere di Sedersi” ad un cammino: i due coniugi sono due pellegrini, i pellegrini della vita.

 

Gesù si ritira nell’orto degli ulivi in preghiera, in meditazione sa che cosa la sua vita terrena gli prospetta …..

 

Il pellegrino si ritira nella profondità della sua interiorità in meditazione e preghiera: riflette sulle sue debolezze, le sue fragilità, incapacità, su quegli “altarini” che si è costruito forse per giusta difesa, su quei difetti che ha nascosto sotto il tappeto perché nessuno li conoscesse …e il suo cuore si è indurito forse nella solitudine, nella caparbietà …

 

Ma ecco che il raggio di luce del Signore lo illumina, lo fa uscire dalla sua chiusura, gli indica la strada verso il mondo dell’altro …

 

E’ un mondo affascinante perché ritrova se stesso e l’altro, si riconosce e riconosce. Lentamente gli “altarini” si scompongono, le povertà diventano possibilità di ricchezza, si alzano quei tappeti che hanno costretto alla solitudine.

Beati i poveri in spirito…

Beati coloro che non hanno il cuore “scisso”, che hanno saputo riconoscere la misericordia di Dio, e hanno avuto misericordia di sé e dello sposo, della sposa che hanno accanto. Beati perché in questo atteggiamento hanno potuto scoprire la ricchezza dei doni che il Signore ha voluto donare a chi gli si è rivolto pieno di fiducia.

 

ROSALBA

P. Henri Caffarel, fondatore delle Equipes Notre Dame, in uno dei primi editoriali della Lettera, usa parole che  non necessitano di lunghe spiegazioni, poiché esprimono in modo completo ciò che si intende per "dovere di sedersi".

 

ANTONIO

 “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa; se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro" (Lc 14, 28-32)

 “Il Cristo, nel cap. 14 di San Luca (vv.28 – 32), invita i suoi ascoltatori a praticare il "dovere di sedersi": Oggi, nel secolo delle velocità vertiginose, è più che mai opportuno esaltare questo DOVERE MISCONOSCIUTO. Prima di incominciare a costruire la vostra famiglia, avete confrontato i vostri punti di vista, ponderato le vostre risorse materiali e spirituali, elaborato un progetto. Ma da quando siete al lavoro, non trascurate forse di sedervi per esaminare insieme il lavoro compiuto, ritrovare l'ideale a suo tempo intravisto, consultare il Direttore dei lavori?

 Nella coppia in cui non si trova il tempo di fermarsi per riflettere, molto spesso si introduce e s'instaura il "tran tran", che si impossessa dei momenti comuni e di tutta la vita familiare…

Per evitare che la coppia cada nel "tran tran" c'è un altro mezzo di cui voglio parlarvi un po' più a lungo. Prendete la vostra agenda e, come vi segnereste una riunione importante, notate un appuntamento con voi stessi: sia ben chiaro che quelle due o tre ore sono «tabù»…o meglio sacre, è più cristiano. Non permettete che una ragione che non vi farebbe rinunciare ad una serata fuori casa, o disdire un pranzo cui avevate invitato degli amici a casa vostra, vi faccia rinunciare ad un appuntamento con voi stessi.”

 

Terza Parte: ANALISI DEL TERMINE “SEDERSI”

 

 ROSALBA

(Che cosa intendiamo per “sedersi”?: breve INDAGINE sulla parola. I presenti sono stimolati a dire qualche motivo per cui usano il termine:  “sedersi per ……) Qualcuno potrebbe appuntare i termini

 

Il termine sedersi nei Vangeli

 Gesù invitò le folle a sedersi per far loro distribuire pani e pesci;

 Gesù era seduto quando predicava,

 seduto fece il discorso della montagna;

era seduto quando su una barca parlava alle moltitudini.

Maria, sorella di Marta, pregò Gesù seduta nonostante i rimbrotti della sorella

Gesù fu invitato a sedersi in molte case.

Gesù era seduto in mezzo ai suoi discepoli nell’ultima cena quando istituì l’Eucaristia. ……(potrebbe essere un buon esercizio che in coppia si continui questa ricerca)

sintesi                                                  

·         Il sedersi è segno di non avere fretta:

·         seduti riprendiamo le forze,

·         seduti attorno a un tavolo viviamo i momenti tristi e lieti della nostra vita di famiglia;

·         seduti ci si confronta e si fa il punto.

·         di fronte alla Parola stiamo seduti per nutrirci,

·         siamo seduti per misurare e preparare la "torre" della nostra coppia, della nostra testimonianza al mondo...

VITO

in Matteo 9,9 il termine acquista un significato particolare:

“Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.”

Siamo seduti nella nostra quotidianità, nei nostri affari più o meno importanti, e troviamo lo slancio per seguirlo

ROSALBA

Possiamo in breve sintetizzare che sedersi è fermarsi, non avere fretta, riprendere le forze, confrontarsi, riflettere e ponderare le nostre decisioni, fare o rinnovare le nostre scelte, mettersi alla sequela di Cristo.

 

Ma perché questo accada dovremo recuperare   il valore dell'ascolto, del lasciare spazio all'altro,

del rendere il proprio animo accogliente,

l’ atteggiamento che ritroviamo in tutte le relazioni di Gesù nei Vangeli,

certi che Cristo ci sostiene se lo invocheremo.

 

ANTONIETTA

 

·        Abbiamo sperimentato che Gesù è un amico sempre pronto ad accogliere il nostro invito?

 

 “Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” (Gv. 14, 23)

 

·        Ricordiamo quando Gesù ci ha offerto la possibilità di ricuperare le forze e lo slancio per proseguire?

·        Quante volte ci ha insegnato a misurare la strada percorsa, a valutare le distanze, a stabilire l’itinerario della tappa successiva ?

 

Perché allora non trovare questo momento di pace spirituale, invitando Gesù a sedersi con noi, nella nostra coppia?

            ….e col suo aiuto continure a costruire il nostro amore?

Quarta Parte: il Dovere di sedersi, grazia per la coppia

ROSALBA

 È semplice capire a quale importante incontro di coppia siamo chiamati: eppure ognuno di noi può riflettere ai tentativi di fuga, di non dialogo con  cui frequentemente ha risposto …

 

· a volte chiamiamo “equilibrio” la paura di parlarci, di non essere capiti.

· a volte chiamiamo equilibrio la discrezione di non invadere: -lui/lei e’ fatto/a cosi’! - a che serve parlarne ?

· a volte  ci nascondiamo dietro il nostro tran tran

· a volte ci arrocchiamo in sicurezze esteriori

· a volte la parola perdono ha acquistato un significato sbrigativo. e’ solo un modo veloce per non parlare profondamente delle nostre delusioni, delle nostre attese……

· ciascuno rintracci in se’ e nella propria coppia momenti di non-dialogo e capirne le motivazioni…

 

Il “Dovere di sedersi” è una grazia per la coppia.

Non intendiamolo solo come un impegno, un dovere impostoci dal Movimento: trasformiamolo, come qualcuno ha detto, in un "piacere di sedersi"!

Sono ancora gli anni dell’immediato dopoguerra quelli in cui p. Caffarel esorta le coppie a rompere con i vincoli dell’abitudine e vivere con pienezza la gioia dell’incontro col proprio partner nel Signore.

 

 ANTONIO

…Scostatevi dalla riva, andate in alto mare; bisogna a tutti i costi rompere con le abitudini e dimenticare le preoccupazioni. Leggete insieme un capitolo ben scelto di un libro messo da parte apposta per quest’ora privilegiata"……p.Henry Caffarel

 

Un libro, una passeggiata, l’ascolto di un brano musicale…. Lo abbiamo pensato, con cura, per il nostro incontro, per festeggiarlo, perché da esso può dipendere la costruzione della “nostra torre”, la solidità del nostro cammino di coppia.

VITO

II testo di P.Henry Caffarel entra ora nel vivo del nostro incontro di coppia.

"Entrati così nella pace del Signore, ditevi l’un l’altro quei pensieri, quelle lagnanze, quelle confidenze che non è facile e spesso nemmeno desiderabile scambiarsi durante le giornate attive e rumorose, e che tuttavia sarebbe pericoloso rinchiudere nel segreto del cuore poiché, lo sapevate bene, vi sono silenzi nemici dell’amore. Fate un pellegrinaggio alle fonti del vostro amore, riesaminate l’ideale che avevate intravisto al momento in cui, insieme, vi eravate incamminati con passo baldanzoso. Rinnovate il vostro fervore. «Bisogna credere a quel che si fa e farlo con entusiasmo». Poi tornate al momento presente, confrontate ideale e realtà, fate l’esame di coscienza della coppia, prendete delle risoluzioni pratiche ed opportune per guarire, consolidare, ringiovanire, aprire la vostra coppia. In quest’esame portate lucidità e sincerità; risalite alle cause del male diagnosticato".

ROSALBA

(Sottolineare i due concetti evidenziati in neretto: ciascuno vi può rintracciare momenti della propria vita e soluzioni soggettive)

Conclude p.Caffarel:

"... e infine chiedetevi se Dio ha veramente il primo posto in casa vostra"

in altre parole, siamo innamorati di Dio?

Decliniamo il termine “innamorati” citando alcuni termini che rientrano perfettamente nel suo significato:               fedeltà,             accoglienza,     dono    e          perdono.

Da Dio ci provengono questi atteggiamenti, da Lui li impariamo, attraverso la sua Parola e i Sacramenti

 

ROSALBA

Quinta  Parte: Atteggiamenti

Vogliamo consegnare alla vostra riflessione una breve analisi di questi termini che per significato si affiancano all’idea di Dovere di Sedersi, di altri che insieme ne costituiscono l’atteggiamento, perché insieme ci definiscono cristiani, cioè di Cristo:

  • Fedeltà: fedeltà all’altro come persona, creatura di Dio, l’altro realizza un progetto divino; fedeltà al suo futuro e fedeltà anche a se stessi, nel valore di persona, di figlio di Dio, di cui si è portatori.

    si basa sulla fiducia ed è gioiosa, fedeltà libera e liberante, non chiusa

     in angustie, ma creativa, capace di comunicare, di dirsi, di mettersi sempre in gioco

Fedele l’atteggiamento di Dio nei confronti dell’uomo.

  • Tenerezza: la tenerezza come misura della nostra esistenza è accorgersi dell’altro; è provare stupore, far star bene l’altro, è riconoscere il valore dell’altro, la tenerezza è andare oltre le apparenze, oltre i giudizi e le categorie morali, a volte rigide ed inflessibili.

La tenerezza si misura con quanto faccio per la sua realizzazione, per la sua felicità

La tenerezza è ……. (chiedere a ciascun partecipante di scrivere su un foglio che cosa è tenerezza, scambiarselo in coppia e poi socializzarlo)

  • Intimità: è fatta di tre componenti: capacità di esprimere le proprie debolezze e fragilità, capacità di trovare le parole giuste, è intimità fisica; nel pensiero e nei linguaggi trova la sua essenza profonda
  •  Comunicazione: assumere i propri limiti facendo propri quelli dell’altro; esprimere diversità e identità, il legame e l’ autonomia, la realtà di coppia e la realtà di persona.

La comunicazione costruisce le persone. Senza paura. Con verità.   Nella reciproca conoscenza.

La comunicazione di coppia si avvale del linguaggio dei corpi:  gesti, sguardi, voce, tatto … la comunicazione di coppia è sessuata: l’io e il tu dialogano nell’unione dei corpi.

  • Ascolto: accogliere i pensieri e i sentimenti espressi dall’altro senza cercare di cambiarli, non aspettando che l’altro finisca per riprendere il discorso; fare spazio dentro di sé ai bisogni dell’altro; l’orecchio affettuoso consente di prendere sul serio quello che l’altro vive e dice.
  • Assiduità:  l’atteggiamento di “volontà” con cui siamo chiamati alla vita di cristiani, anche attraverso il “dovere di sedersi” che ci impegna
    1. nell’ascolto,
    2. nel sentimento di unione,
    3. nella partecipazione all’Eucaristia,
    4. nel senso del timore,
    5. nell’osservazione di quei “prodigi e segni” di cui la nostra realtà è costellata,
    6. nel vivere in letizia e semplicità l’incapacità e lo sforzo concreto con cui ogni giorno rendiamo più cristiani i nostri atteggiamenti di vita.
  • Perdono: “dono” “al di sopra”, risultato di una sfida, fra la propria creaturalità, offesa, ob-fendere, spaccata, ferita, e quindi delusa, arrabbiata, e la capacità di “essere al di sopra” di “volare alto”, di guardare con “sguardo diverso”, di leggere con una visione diversa, ma nella piena consapevolezza di essere liberi di “volare alto” per capire chi ha offeso, per conoscerlo, per incontrarlo. 

     Si tratta di una sfida che parte “dal sé” per arrivare “all’altro”, e ha bisogno di Cristo per realizzarsi pienamente

  • Comunione: dono totale di eros, intimità, tenerezza. Dono di libertà, di certezze, di autenticità. Dono di diversità, di accoglienza, di progetto insieme, di reciprocità,

        dono di fragilità, della creaturalità che rende discontinua la nostra               ricerca, vacillanti i nostri progetti, imperfetto il nostro cammino                 

  • Ricerca:  la ricerca di Dio nella nostra vita di coppia è essenziale per metterci in relazione fra noi e con i fratelli tutti, col mondo, col prossimo di cui – si dice - stiamo perdendo la percezione.

·        Preghiera: Antonio ci leggerà una pagina di p.Henry Caffarel, tratta da “La preghiera interiore”.

ANTONIO

 “Per imparare a pregare, niente di meglio che contemplare nel Vangelo Cristo in preghiera, cercare modestamente di intravedere e sposare i sentimenti che animavano la sua preghiera.

Io amo particolarmente meditare le pagine del Vangelo che ci mostrano Gesù mentre prega. Lo si vede nel pieno dell'azione, quando le folle gli si accalcano attorno, ritirarsi nella solitudine per pregare. Senza dubbio egli sente l'imperioso bisogno di trovarsi da solo a solo con il Padre. Senza dubbio egli vuole anche farci comprendere che pregare è lasciare tutto per Dio.

Vediamolo, ancor prima del levar del sole, lasciare la casa dove ha trascorso la notte coi suoi discepoli. Senza far rumore, egli ripiega la coperta, arrotola la stuoia e, in punta di piedi per non svegliare i suoi, apre la porta, e si avvia verso la campagna dove si intrattiene con il Padre. Il Vangelo ci fa sapere che egli preferisce specialmente la preghiera di notte, in montagna. Mi piace seguirlo col pensiero, mentre percorre il sentiero in salita sotto un cielo pieno di stelle e attorno regna un grande silenzio, interrotto soltanto di tempo in tempo dal grido di un animale. Io lo vedo, ora prostrato, la fronte contro terra: egli adora il Padre, in nome di tutti gli uomini, ora in piedi, gli occhi levati verso il cielo: egli rende grazie, come faceva spontaneamente in mezzo ai suoi. L'immagino anche invaso dall'immensa angoscia fisica e spirituale dell'uomo, e rivolto a Dio con suppliche strazianti. E anche certo che egli prega per quei dodici uomini ai quali sta per affidare la terribile e meravigliosa missione di proseguire la sua opera nel mondo intero. Io penso che la preghiera di quest'uomo solitario nella notte, là in alto sulla montagna, risuona sino ai confini della terra e del mondo. E, quando all'aurora, il sole sorge dietro le colline, indovino il canto di lode che sale dal suo cuore che ripete forse, per esprimersi, questo versetto del salmo 8: «Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!».

Ricordate anche quest'altra preghiera al Getsemani, cos'i umilmente umana: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36).

Ma noi non abbiamo ancora raggiunto il vertice della preghiera di Cristo. Essa culmina infatti nell'offerta di sé: pregare non è donarsi, abbandonarsi? E ciò è quello che egli fa sulla croce, pronunciando l'ultima parola: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). La preghiera di Gesù Cristo era fatta di adorazione, di ringraziamento, di supplica, di intercessione, di lode, di offerta-Di tutte le componenti della preghiera umana.

  • Tutti sono chiamati a continuare l’elenco di parole che declinino il “Dovere di sedersi : Regola Salvezza  Esigenza   Pazienza …..l’elenco è infinito

ANTONIETTA

Interpelliamo la Parola: siamo nell’ultimo capitolo del vangelo di Luca; i due di Emmaus sono ritornati a Gerusalemme e hanno appena riferito la loro esperienza

“Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.”…i discepoli sono gioiosi, ma non riescono a capire; e Gesù mostra le mani, i piedi; è proprio Lui . e poi, come aveva fatto con i due di Emmaus, li istruisce aprendo loro la mente all'intelligenza delle Scritture e chiamandoli “testimoni”.

 

Mons Fritzgerald nell’omelia al raduno di Lourdes del 2006 individuava in questo passo del vangelo di Luca i diversi elementi del dovere di sedersi, definendolo

·        un atto di fede in presenza del Signore;

·         una lettura degli eventi alla luce delle Scritture;

·        la scoperta di una missione.

 

E aggiungeva: “Quando il dovere di sedersi avviene, e, è importante riconoscere la presenza del Signore, il Signore Risorto che porta pace e gioia e nuova vita persino in mezzo alle difficoltà. Ciò rende possibile una condivisione più profonda su cosa sta succedendo nella vita della coppia, e nella vita di ciascun partner, scoprendo e rispettando sia ciò che si ha in comune sia ciò che si sperimenta diverso. Un riferimento alle Scritture aiuterà ad assicurare che il metro per giudicare è il Vangelo e non il mondo. La condivisione risulta quindi in azioni concrete, provando un nuovo modo di fare le cose, rinnovando una decisione, prendendo un impegno. In questo modo lo scambio nel dovere di sedersi non è chiuso alla coppia ma aperto ai bisogni della famiglia, del vicinato, della comunità della Chiesa, e certamente del mondo intero. Una visione condivisa porta ad una missione condivisa.”